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TERME DI GALATRO "FONTI S.ELIA - SORGENTI PADRE PIO". 

Laureana di Borrello

Laureana di Borrello Grand Hotel Galatro Terme Laureana di Borrello è un comune italiano di 5.389 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.
Il comune è situato a circa 270 m s.l.m..
La coltivazione di agrumi e olive caratterizza l'economia del territorio.

Origine del nome
Il nome Laureana, secondo due studiosi del luogo, Giambattista Marzano e Fedele Fonte[senza fonte], deriva dalla presenza delle celle dei monaci basiliani, in greco laure, attorno alle quali si sarebbe aggregato il primo nucleo abitato. Fonte ha affermato, infatti, che il toponimo significa 'terra ove abbondano le laure' o, rispettando l'origine bizantina 'laures-ana'[senza fonte]: "sopra le laure". Secondo un'antica credenza popolare[senza fonte], invece, il nome deriverebbe dalla presenza di un alloro gigante.
Nel 1863 il paese cambiò denominazione aggiungendo, al proprio, il nome di Borello (ulteriormente modificato in Borrello nel 1930), allo scopo di ricordare l'antico capoluogo del feudo che comprendeva Laureana e le sue frazioni, caduto in rovina e poi scomparso dopo i terremoti del Seicento e del Settecento.
Il toponimo Borrello deriva, probabilmente, dalle caratteristiche geomorfologiche del sito: "bòrro" - "burratello" si riferisce, infatti, a un luogo dirupato e scosceso dove scorrono torrenti.

Storia
I primi secoli
Le origini di Borrello e dei villaggi dove attualmente è situata Laureana dovrebbero risalire al IX e X secolo circa[senza fonte], quando le popolazioni delle malsane zone costiere, divenute malsicure a causa delle sempre più frequenti incursioni saracene, si spostarono verso l'interno alla ricerca di terre più sicure e salubri.
Con i Normanni, intorno all'XI secolo, si introdusse il rito latino, e la diocesi cui era sottoposta Laureana venne spostata da Nicotera a Mileto (1093); Laureana rimase , tuttavia, come Nicotera, al rito greco, mantenendo lingua, usanze e leggi bizantine. Con il feudalesimo entrò a far parte della contea di Borrello.

La contea
Divenuto casale di Borrello, Laureana seguì le sorti della contea. I primi conti furono Guglielmo d'Altavilla e sua moglie Adelizia.[senza fonte] A questi succedettero il figlio Ugo e poi Malgerio, Ruggero, e Guglielmo.
Dopo la morte del re Tancredi avvenuta nel 1193, le città di Calabria, tra cui Borrello, aprirono le porte all'imperatore Enrico VI che, fermatosi nella sua discesa in Puglia, invitò l'abate di Montecassino, Roffredo a proseguire verso la Sicilia.
Nel 1230 la terra di Borrello passò sotto il governo di Gualtiero Appardo. Nel 1255 assistette alla lotta tra Manfredi e Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, il quale battuto più volte dovette ritirarsi. Borrello restò per un altro decennio sotto il dominio degli Svevi, fino all'arrivo nel 1265 di Carlo d'Angiò e Appardo venne sostituito da Ugo di Brienne, il quale però non prese mai possesso di Borrello, che fu dichiarata demanio regio e affidata a Giacomo Sirini.
Nel 1273 la contea ricadde nelle mani di Appardo, fino alla sua morte avvenuta nel 1277. Passò quindi a D'Arot e l'anno successivo a Guglielmo Sanfelice. Nel 1290 la contea venne affidata a Ruggero di Lauria e alla sua morte gli successe il figlio Riccardo (1305) e a questi il proprio figlio Berengario
Nel 1324 la contea passò a di Pietro II Ruffo, conte di Catanzaro, fino al 1368, anno in cui passò nelle mani di Ruggero Sanseverino. Restò in possesso dei Sanseverino (da Ruggero al figlio omonimo, quindi al figlio di questi, Enrico II, poi a Calogero, a Luigi, e ad un altro Enrico). Nel 1408 la contea fu venduta dal re Ladislao I a Bernardo Capece e alla morte del re passò nelle mani di Saladino Santangelo per 3500 ducati d'oro. Ma impossibilitato a pagare nel 1422 la contea venne acquistata da Carlo Ruffo.
Il re Alfonso d'Aragona nel 1453 sottraeva la contea a Carlo Ruffo dandola ad Ugo d'Alagno, fratello della sua favorita Lucrezia d'Alagno. La contea di Borrello passò al figlio di Ugo D'Alagno, Nicola II che la tenne fino al 1472 anno in cui il re Ferrante d'Aragona la diede ad Aniello Arcamone, il quale finì implicato in una congiura contro il re e per questo arrestato. Borrello passò quindi al regio demanio fino all'11 marzo 1487, quando venne data in dono a Isabella d'Aragona per il suo matrimonio con Gian Galeazzo Sforza duca di Milano.
Inizio del 900 Da destra: l'ex convento, la chiesa di Sant'Antonio; in primo piano a sinistra la casa della famiglia Buda demolita nel 1991 per creare l'attuale piazza e, infine, la chiesa di San Francesco di Paola
Nel 1501 la contea passò a Ettore Pignatelli e ai suoi discendenti. Furono conti di Borrello successivamente a Ettore II, Camillo II ed Ettore III, quindi al genero di quest'ultimo, Fabrizio III Pignatelli che ne aveva sposato nel 1615 la figlia Geronima. Passò quindi al figlio Senise Ettore IV e al figlio di questi, Fabrizio Andrea; dalla figlia di quest'ultimo, Giovanna Aragona Pignatelli Cortes Pimentel, andata in sposa a Nicola Pignatelli, passò al figlio Diego e ai suoi discendenti, Fabrizio e quindi Ettore V.

Terremoti
Borrello venne distrutta dal terremoto del 27 marzo 1638 ("disastro della Domenica delle Palme") e nuovamente dal terremoto del 6 novembre del 1659. La formazione di nuove paludi portò all'abbandono dell'antico abitato a favore dei villaggi vicini e Laureana divenne il centro più popoloso.
Laureana venne colpita inoltre dal terremoto del 5 febbraio 1783, con scosse che si protrassero per tre anni. Borrello cessò di esistere definitivamente e la relazione redatta dagli osservatori della Reale accademia delle scienze e belle lettere di Napoli, che visitarono i luoghi del disastro nel maggio dello stesso anno[2], e quella di Francesco Pignatelli, nominato vicario generale del re per la Calabria[3], descrivono lo stato di rovina dei luoghi. Complessivamente nel feudo di Laureana - Borrello si registrarono 259 morti così distribuiti: Laureana 58, Caridà 52, Candidoni 40, San Pietro 39, Feroleto 33, Stelletanone 17, Bellantone 7, Borrello 8 e, infine, Serrata 5. [senza fonte]
A Laureana, come negli altri comuni interessati dal sisma, gli abitanti avvertirono un senso di caducità della vita e l'impressione di trovarsi davanti a una apocalisse, testimoniate dal moltiplicarsi del numero di testamenti, che raddoppiò e in qualche caso triplicò rispetto agli anni precedenti alla catastrofe. A Stelletanone, negli orti di Domenico Riniti e di Antonio Argirò, furono allestiti studi notarili in capanne, dove venivano dettati i testamenti che disponevano, tra l'altro, numerosi e cospicui lasciti alla Chiesa per la salvezza dell'anima[senza fonte].
Crebbe inoltre di importanza il culto della Madonna del Carmine, che venne ritenuta autrice di un intervento miracoloso che avrebbe salvato il paese da ulteriori distruzioni, soppiantando progressivamente quello dell'antico patrono san Nicola di Bari (già sostituito nel patronato da san Gregorio Taumaturgo): la chiesa del santo distrutta e ricostruita nel corso dell'Ottocento venne dedicata alla Madonna del Carmine.

Luoghi di interesse
Chiesa madre: la chiesa parrocchiale, edificata nel medesimo sito di una precedente costruzione risalente al XVI secolo, è intitolata a Santa Maria degli Angeli e a San Gregorio Taumaturgo. Ricostruita dopo il terremoto del 1783, fu resa inagibile da un altro terremoto nel 1928 e totalmente riedificata tra il 1930 e il 1938.
Chiesa di San Francesco d'Assisi: comunemente conosciuta come chiesa di Sant'Antonio, si trova in via Belvedere
Chiesa di San Francesco di Paola: anticamente denominata chiesa del Calvario o della Passione, era stata in origine costruita nel 1580. Distrutta dal sisma del 1783, fu ricostruita negli anni successivi e leggermente ampliata nel 1885 e il suo interno fu decorato con maioliche. L'annesso convento dei Paolotti fu espropriato dal demanio e demolito per fare spazio alla strada che porta a Bellantone. Nella chiesa si conserva una statua lignea di San Francesco di Paola proveniente dalla chiesa omonima della distrutta Borrello. Sulla volta è rappresentato il santo che attraversa prodigiosamente lo stretto di Messina camminando sulle acque. All'esterno, ai lati del campanile, due statue raffigurano i santi Pietro e Paolo.
Chiesa di San Pietro
Chiesa del Carmine All'inizio di corso Umberto I ad angolo con via Chindamo
Chiesa di Santa Maria della Sanità: conosciuta anche come "chiesòla" o "chiesa della Madonnicchia", è ubicata nel sito dove si suppone possa essersi formato il nucleo originario di Laureana intorno all'anno 1000, nell'attuale via Melchi nella cosiddetta zona dei “massari” [senza fonte]. L'inusuale esposizione a nord della facciata fa ipotizzare che l'edificio sia stato eretto utilizzando la base di una costruzione di tipo civile preesistente [senza fonte]. La chiesa, fatta costruire dalla famiglia Laquaniti-Argirò, presumibilmente intorno al XVII secolo [senza fonte], fu resa inagibile dal sisma del 1783 e successivamente restaurata. In essa, si venerava una ottocentesca statua in cera raffigurante Maria Bambina. Conserva inoltre una lastra marmorea a bassorilievo del Trecento, proveniente da Mileto, alcune tele settecentesche, un lavamanile in marmo del Seicento e un organo diritto a mantici settecentesco. Sull'antico portale in pietra della chiesa è presente lo stemma degli Argirò.

Fonte Wikipedia

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